Advertising in Chat GPT: Come funziona e i primi test

Area:

AI & LLM-Marketing

ChatGPT inizia a mostrare pubblicità. Ecco cosa cambia per chi decide i budget

Da febbraio 2026 OpenAI mostra annunci pubblicitari dentro ChatGPT. Non è più una sperimentazione isolata: a maggio ha aperto il sistema self-serve a qualsiasi azienda americana, senza spesa minima, e ha aggiunto il bidding a costo per clic accanto a quello a impressione. Per chi gestisce budget marketing, la domanda non è più “succederà?”, ma “vale la pena entrarci ora, e come funziona davvero?”.

Come funziona?

Partiamo dal meccanismo, perché è diverso da quello a cui siamo abituati. Su Google gli annunci intercettano una parola chiave. Su ChatGPT non esistono parole chiave in senso classico: l’inserzionista fornisce dei “context hint”, cioè descrizioni delle situazioni o dei bisogni in cui vuole comparire, e il sistema decide quando quel contesto è pertinente rispetto a quello che l’utente sta chiedendo in quel momento. L’annuncio compare come un riquadro chiaramente etichettato, in coda alla risposta generata dal modello (non dentro la risposta, non a influenzarla). Questo è un punto su cui OpenAI insiste molto, ed è anche il più delicato: la fiducia dell’utente nella risposta “pulita” è l’asset che tiene in piedi tutto il prodotto.

Sul fronte dei costi, i numeri si sono mossi rapidamente. Il CPM di partenza era fissato intorno ai 60 dollari per i placement premium, sceso fino a circa 25 dollari con l’apertura del self-serve. Il CPC consigliato da OpenAI parte da 3-5 dollari a clic. L’asta è a prezzo secondo e pesata sulla pertinenza: un annuncio scritto bene, coerente col contesto, può battere un concorrente che offre di più ma è generico — una logica che assomiglia più al Quality Score di Google Ads che a una semplice asta al rialzo.

C’è un limite strutturale da tenere presente: la pubblicità compare solo agli utenti sui piani gratuiti e Go (l’abbonamento da 8 dollari al mese). Chi paga Plus, Team o Enterprise non vede annunci. Per un’azienda B2B che punta a un pubblico professionale, questo significa che il bacino raggiungibile oggi è più ristretto di quanto suggerisca il numero complessivo di utenti di ChatGPT — circa 2,5 miliardi di prompt al giorno, con OpenAI al 73% di quota di mercato tra i chatbot AI e 100 milioni di dollari di ricavi generati nelle prime sei settimane.

Sul tema dati, vale la pena essere precisi perché è la domanda che ogni C-level fa per prima: l’inserzionista non riceve mai le conversazioni degli utenti, nomi, email, IP o localizzazione precisa. Riceve solo dati aggregati di performance, e — tramite Conversions API e pixel — segnali post-clic, non l’intento a monte. Una struttura di misurazione simile a quella dei walled garden che conosciamo già, con lo stesso compromesso: buon controllo sui risultati, poca visibilità su cosa li ha generati.

Il test è partito negli Stati Uniti, ma da maggio OpenAI ha annunciato l’espansione a Regno Unito, Messico, Brasile, Giappone e Corea del Sud, quindi la finestra per valutarlo anche fuori dagli USA si sta aprendo.

Alcune considerazioni

Detto questo, cosa significa per chi decide un budget oggi? Che il canale esiste, che il meccanismo tecnico è già simile a quelli che conosciamo (asta, pertinenza, CPC o CPM) ma che il pubblico raggiungibile è ancora circoscritto e giovane come storico di ottimizzazione. Non è presto per capirlo.

È sicuramente presto per spostare budget importanti su questa piattaforma senza aver prima testato con cifre contenute e obiettivi chiari. E non mancano le prime polemiche sul fatto che lo strumento sia poco utile all’utente finale e si sposi più con logiche di display che di perfomrance. Tuttavia, come sempre, la differenza la fa chi arriva a capirlo prima di doverlo rincorrere.

Ricerca Google - Le fasi di adozione dell'Ai in azienda
Perché il 90% dei progetti IA si pianta prima di partire

Non è una gara a chi adotta l’IA per primo. È una questione di come se[…]

Advertising in Chat GPT: Come funziona e i primi test

ChatGPT inizia a mostrare pubblicità. Ecco cosa cambia per chi decide i budget Da febbraio 2026[…]

Autore:

Stefano Guerra - Digital Marketing, Ecommerce & Growth Advisor
Stefano Guerra – Digital Marketing, Ecommerce, Business Analysis & Innovation Advisor

Mi occupo di digital marketing dal 2009, ho lavorato con importanti brand italiani ed internazionali, soprattutto nell’ecommerce, gestito budget da milioni di euro e progetti molto complessi in ambito digitale.