Come evolverà l’e-commerce nei prossimi 10 anni?

Ovviamente è una domanda da un milione di euro.

Tuttavia, consiglio la lettura di questa ricerca pubblicata da Criteo (commissionata ad Ovum, società di consulenza) davvero ricca di spunti sulle tendenze che nel prossimo decennio cambieranno il retail e non solo: The Future of e-commerce: the future road to 2026Se ne parla anche su mymarketing.net, per un maggiore approfondimento.

Di seguito qualche brevissimo spunto di riflessione, nato proprio dalla lettura del documento.

Welcome to the consumer of the future

Customer jorney complicata.

Probabilmente nel prossimo futuro avremo molti più strumenti per misurare il percorso di conversione che farà l’utente del futuro, tra online e offline, attraverso i singoli canali, ecc… ma i confini saranno talmente sottili tra una dimensione e l’altra e le sfaccettature saranno talmente tante, che probabilmente cambieremo completamente il modo di misura, non solo i KPI.

Pure play and physical retail: blurring boundaries

L’omnicanalità non è un plus, è una commodity.

I pure player creeranno store fisici perché strategici, i retailer offline aumenteranno gli investimenti online perché più efficaci, efficienti e misurabili. I modelli di business saranno completamente diversi e l’interconnessione tra fisico/virtuale non sarà certo un plus, ma un requisito di base per stare sul mercato.

Toward a mobile-centric retail experience

Pensare Smart(phone).

Oggi praticamente metà del traffico dei siti arriva da mobile. Usiamo lo smartphone tutto il giorno, da quando ci svegliamo a quando andiamo a letto, a pranzo, in macchina, in autobus, in negozio. L’acquisto tramite mobile è già parte della nostra vita oggi, non è difficile immaginare che le pretese dei consumatori del futuro saranno molte di più. Viene ovvio pensare che anche gli investimenti pubblicitari si sposteranno sempre di più verso questo canale.

Content is the king

Non senza dati, però.

L’aumento dei dati sui consumatori, delle loro abitudini online/offline offriranno una visione talmente chiara ai marketers che forse veramente si arriverà al tanto ambito marketing one-to-one. I dati saranno tantissimi, così come le fonti da integrare. Il risultato sarà offrire ai propri consumatori contenuti desiderati/desiderabili in real time.

Mai come prima, probabilmente, contenuto e dati saranno così vicini.

Key technologies that will shape retail

Essere veloci non basterà.

Negli ultimi anni le tecnologie hanno velocizzato tutto, anche il modo di vivere la quotidianità. L’iperconnessione e l’ipercondivisione delle informazioni hanno sicuramente aiutato a sostenere questa velocità. Quello che corre però è il consumatore, le aziende dovranno prepararsi ad aumentare continuamente il passo per essere competitive.

Conclusioni

La ricerca si conclude con una serie di consigli rivolti ai retailer per prepararsi all’evoluzione, che condivido e a cui aggiungo, anche in questo caso, qualche altro spunto:

  • Coltivare l’agilità e l’apprendimento costante. Studiare ed usare un approccio di graduale innovazione non basterà, bisognerà essere più disruptive nel cambiamento e per farlo servirà essere agili e rapidi nei confronti del cambiamento stesso, a livello prima di tutto di cultura aziendale.
  • Ripensare la segmentazione. Il comportamento di consumo sarà sempre più complicato, ogni individuo avrà comportamenti diversi in relazione ai prodotti, ai momenti, agli stimoli, che saranno sempre di più e sempre meno classificabili in categorie chiare. I segmenti rigidi non funzionano bene nemmeno oggi, figuriamoci tra dieci anni.
  • Essere consapevoli dei limiti della personalizzazione. Se è vero che arriveremo al marketing one-to-one, non credo arriveremo al prodotto one-to-one, perchè i costi sarebbero molto alti, almeno se si parla di prodotti fisici o di servizi erogati da persone. Capirne i limiti fin da subito vuol dire investire su questo fronte ma con consapevolezza.
  • Capire la customer journey sarà fondamentale nella scelta degli investimenti per canale. Come ho scritto poche righe fa, il percorso che porterà l’utente alla conversione sarà complicatissimo e iperframmentato, già oggi non è banale, ma il fatto di avere probabilmente degli strumenti in grado di misurarla, da un lato non offrirà più scusanti a chi deve effettuare l’analisi, dall’altro darà ai marketers indicazioni più chiare su quali canali investire. L’analista del dato sarà un lavoro sicuramente ben pagato.
  • Creare una brand experience. In un mondo complesso, veloce e dove gli stimoli arrivano da tutte le parti, i brand diventano ancore per il consumatore che deve scegliere un prodotto. Questo succede già oggi, figuriamoci tra 10 anni. E chi non ha un brand proprio ma vive della vendita di altri brand? Meglio farsi qualche domanda fin da ora se conviene investire o meno sulla costruzione del proprio marchio.

 

Autore: Stefano Guerra