La relazione tra il digital e l’acquisto in negozio: i falsi miti sull’e-commerce

Quanto pesa l’e-commerce nelle relazioni tra il brand e la propria rete di distribuzione? Quanto incide sulle vendite?

Quando un brand famoso decide di intraprendere il cammino delle vendite digitali incorre spesso in un problema che potrei definire “classico”: l’avversità al canale della propria rete distributiva, soprattutto quando si tratta di rivenditori e franchising.

Il perché succede è abbastanza ovvio: i negozi si sentono tutti i giorni minacciati dalle nuove tecnologie, ancora di più se è proprio il brand ad incentivare l’acquisto online. Amazon, Ebay, Yoox e molti altri player hanno infatti già segnato un cambiamento radicale nel mondo della distribuzione (soprattutto della moda online) e sono solo alcuni segni di un mercato in radicale cambiamento.

La vera domanda è: l’e-commerce del brand può davvero creare dei problemi alla distribuzione? E se invece portasse dei risultati positivi?

Una ricerca di Deloitte di qualche mese fa esordiva più o meno così:

Circa il 70% dei consumatori cercano online prima di comprare in negozio e il 36% si connette al sito mentre è in negozio.

Sono dati basati sul mercato USA, ok, (che però è anche il mercato da guardare come trend per l’Europa, n.d.r.) ma rivelano una tendenza interessante: l’integrazione tra online e offline è sempre più viva e sempre più importante se parliamo di retail.

Sempre dalla stessa ricerca emerge un altro spunto che fa riflettere non poco: nell’e-commerce il tema del carrello abbandonato viene visto come una sorta di “fallimento nel processo di conversione”. Potrebbe invece rappresentare il punto di partenza di un consumatore che inizia il suo percorso d’acquisto proprio dal carrello abbandonato dell’e-commerce, decidendo però di completarlo in un negozio fisico, anziché online.

Altri dati sull’argomento ce li regala Google, con una ricerca fresca fresca.

Considerando che 2 consumatori su 3 non trovano le informazioni che cercano in negozio e che il 43% lo lascia frustrato, il digital rappresenta un’opportunità per i retailers di migliorare la propria esperienza in negozio.

Viene poi sfatato il più classico dei miti: trovare informazioni online può spingere le persone a fare acquisti in negozio.

Il mito: i risultati di una ricerca online portano gli utenti solo nell’e-commerce.

La realtà:  3 su 4 consumatori che trovano informazioni local nei risultati di ricerca online sono più propensi a visitare i negozi.

how-digital-connects-shoppers-to-local-stores_articles_02

La stessa ricerca fa riflettere su come lo smarphone non sia penalizzante in un negozio, anzi di come possa diventare addirittura uno strumento per migliorare l’esperienza d’acquisto, ma anche come i consumatori moderni si aspettino sempre di più dalla visita in negozio.

Il tema è davvero molto ampio e ricco di punti di discussione e di opportunità.

Il punto vero è che in genere l’e-commerce non rappresenta una minaccia per la rete vendita, ma non è facile far passare il messaggio.

Se infatti da un lato l’ecommerce (penso soprattutto al settore fashion) è una percentuale irrisoria del fatturato di un brand, dall’altra parte può diventare il cardine di un’esperienza multisensoriale, sfruttando il concetto di omnicanalità e di integrazione online/offline.

Online e Offline sono spesso due pezzi dello stesso percorso d’acquisto e molto meno spesso di quanto si crede sono due consumatori diversi. Capire questo significa utilizzare l’e-commerce in modo strategico per il brand, aiutando a vendere di più la propria rete di distribuzione e rendendo l’esperienza d’acquisto unica e completa.

Foto: https://www.flickr.com/photos/jmazzola1/5742314755/

Autore: Stefano Guerra

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *