Ecommerce: passato di moda o trend futuro?

Per una serie di motivi che non sto qui a raccontarvi, di recente mi sono tornate in mente alcune riflessioni sul mondo dell’ecommerce. Così mi è venuta voglia di scrivere questo post per condiverle con voi.

Sono certo che leggendo il titolo e pensando “all’ecommerce come trend futuro”  qualcuno di voi stia già pensando cose del tipo “trend? ma se se ne parlava già 10 anni fa!?” o cose simili. Pensiero giusto da un certo punto di vista: agli albori della diffusione commerciale di Internet, una delle prime cose più discusse fu sicuramente la possibilità di vendere in tutto il mondo con una facilità estrema rispetto ai metodi tradizionali. Ma, vuoi per colpa della bolla della new economy, vuoi perché quello tecnologico è un mondo talmente in rapida evoluzione che tutto sembra già vecchio appena nasce, l’argomento “ecommerce” dopo essere stato al centro di numerosi dibattiti accademici è presto passato in secondo piano, favorendo argomenti nuovi e non per forza altrettanto concreti.

Sempre da un punto di vista accademico, una parte dell’ecommerce venne classificata come “Web 1.0” e da lì in poi probabilmente passata proprio di moda nei salottini intellettuali e virtuali. Tanto è vero che se 4 anni fa avessi chiesto ad un qualsiasi professore di fare una tesi sull’ecommerce mi avrebbe probabilmente chiesto se ero impazzito. Ne sono certo :)

Quindi l’ecommerce è una moda passata? Io non credo proprio, penso piuttosto che sia un vero e proprio motore trainante di Internet. E penso che possa diventare un volano anche per l’economia italiana. Voglio esagerare :)

Ma vi spiego anche perchè lo penso, se no che senso avrebbe questo post?

Penso ovviamente alle potenzialità del mercato italiano: abbigliamento, alimentare, arredo, turismo… il solito fiore all’occhiello della produzione nazionale insomma. Molti di questi prodotti sono orientati ad un mercato consumer potrebbero diventare facilmente un ecommerce.

Quali sarebbero i vantaggi? Pensate ad un’azienda di abbigliamento famosa, una  qualsiasi, è uguale. Una che fa scarpe, ad esempio. Vi elenco solo i vantaggi più immediati:

  • Niente più limiti spazio temporali per le vendite. Possibilità di vendere in tutto il Mondo, in tempo reale, a qualsiasi ora. Nei weekend, di notte (!!!), in un qualsiasi sperduto Paese, anche in Papuasia (dove è!?).
  • Tante, ma tante statistiche. Tracciamento immediato e facile degli ordini, dei prodotti più visitati, più venduti, più invenduti… potete tracciare tutto il percorso che un utente fa nel vostro negozio online (se lo fate dal vivo vi prendere una denuncia per stalking minimo). Pensate una cosa che vorreste tracciare, probabilmente si può fare.
  • Facile pianificazione. Avere tanti dati a disposizione permette di pianificare attività e mansioni, ordini e sconti. Il sogno di ogni retail manager.
  • Bassi costi, bassi investimenti. Se pensate a quanto costerebbe costruire degli store a copertura capillare in 5 diversi continenti, perché questo è quello che potreste fare con un ecommerce, il paragone in termini di costo nemmeno si pone.
  • E poi mi fermo, non vi devo vendere alcun ecommerce, voglio solo farvi capire che i vantaggi sono talmente tanti che si sprecano. Ma se vi interessa approfondire vi posso segnalare qualche bravo blogger da seguire o qualche buon libro da leggere.

In Rete, infatti, si possono reperire una marea di dati. Vi allego qui sotto un’infografica che mi sembra ben curata e abbastanza completa.
Inoltre, vi consiglierei di dare un’occhiata anche a questi dati di Casaleggio Associati: una ricerca che si conclude con un simpatico grafico (aprile 2012) rappresentativo delle prime 100 aziende ecommerce in Italia:

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Infine aggiungerei anche questo articolo pubblicato sul Sole24Ore dove si afferma che “tra i settori in maggior spolvero c’è il tempo libero, fatto quasi interamente dal gioco d’azzardo online, che vale oltre la metà del mercato (56,9%), seguito da turismo (24,8%) e assicurazioni (5,9 per cento).”

Ma riassumendo?

Confrontare ricerche diverse è sempre difficile, in fondo metodi e campioni sono differenti e tutto quello che ci va dietro. I dati da cui prendere spunto, inoltre, sono davvero una marea e forse li riutilizzerò per qualche altro post. Per ora mi limito a tornare sul tema principale di questo articolo, quello da cui sono partito.

Guardando questi dati emerge una realtà in fermento. Qualcosa che si sta muovendo in modo incredibile. L’Italia della crisi, quella dei disoccupati e dei telegiornali… in questi numeri non si vede nemmeno lontanamente. Dati positivi, indicatori verdi che indicano una dimensione fresca e frizzante. Un treno che sta partendo.

Dico partendo perchè in Italia l’ecommerce non è decollato veramente 10 anni fa e ancora oggi molti imprenditori lo ignorano completamente. Una leva potentissima, che porta a risultati in periodi relativamente brevi (con l’aiuto di professionisti del settore) e che può davvero cambiare le sorti di un’azienda.

Ma se in Italia c’è così tanto margine di crescita, perché molte aziende non hanno ancora fatto il grande passo?

Domanda difficile, che trova una risposta forse nella cultura del nostro Paese. La paura di investire in canali meno noti e meno tradizionali, aggiunta ad una bassa cultura digitale e ad un enorme digital divide, fanno probabilmente avere a molte aziende un atteggiamento “meno rischioso” e più conservativo.

Ma non cambiare a volte è molto più rischioso che farlo. E i mezzi ci sono, hai voglia se ci sono: tecnologie, professionisti, esperti e tutto quello che serve.

Quando ci si renderà veramente conto delle potenzialità di questo strumento, allora ci sarà una sorta di corsa all’oro e tutti vorranno avere il proprio negozio online 😀

Immagine: https://www.flickr.com/photos/wakingtiger/3157622308/

Autore: Stefano Guerra

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