Comunicare meno per farsi notare di più

Facebook, Twitter, Google, YouTube, Social, Blog, Portali, Newsletter, Post, Condividi, Mi piace, Follow, Pin, Manda a un amico… no, non sto impazzendo. È solo una piccola lista di nomi che ogni giorno ci troviamo a utilizzare navigando.

Informazioni, informazioni, informazioni. Troppe. Ci si lamentava di quando ce n’erano poche (il vecchio mondo della carta, le enciclopedie da sfogliare… mondi lontani anni luce), ma ora che ne abbiamo così tante le difficoltà non mancano di nuovo. Sono solo diverse.

Prima il problema era trovare informazioni, oggi è quello di doverle selezionare. È sempre più difficile distinguere la buona fonte da quella cattiva ed ecco che, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per inesperienza, spesso si danno per buoni scoop che altro non sono che bufale vere e proprie. Succede anche nelle migliori famiglie (n.d.r. testate nazionali).

Come si fa a distinguere tra le fonti? Come si fa a capire quali sono buone notizie e quali no? Beh guardando l’autorità di chi scrive già si capisce molto, ma spesso troviamo qualità anche in chi non è famoso. È il bello del web. Ma allora dovremmo ripensare il concetto di autorevolezza. Se molta gente ti segue e ti apprezza, sei autorevole anche se non hai una medaglia all’onore. E qui entriamo nel magico mondo degli influencer, rischiando di andare pesantemente fuori tema. Cosa che non voglio fare, magari ci dedico un altro post.

Ritorniamo alla confusione che viviamo ogni giorno.

A parte dover selezionare, in quanto utenti, consumatori, visitatori… se siamo aziende abbiamo anche il problema che sta dall’altra parte della barricata: farsi notare.

In tutto questo casino, fare casino serve a poco…

Il mondo chiede semplicità. Da sempre le cose semplici hanno successo. Almeno sul web.

Google è l’esempio più eclatante, nei tempi in cui i grandi portali (incasinati) ricchi di informazioni dominavano la scena, un motore di ricerca, bianco con un logo e una barra di ricerca, ha cambiato il nostro modo di vivere il web.

Il web 2.0 sta creando un grande sapere comune condiviso. Internet è il luogo dove si ritrova la storia di ieri e allo stesso tempo dove la storia viene scritta in tempo reale.

Sempre più persone scrivono contenuti. 7 anni fa si parlava di web 2.0, ma in realtà a scrivere erano in pochi: blogger, wikipediamaniaci, forumer… pochi nerd alla ricerca del proprio Io. E oggi? Praticamente lo fa chiunque abbia un account Twitter o Facebook o Tumblr o quello che è…

Conclusioni? Il bombardamento di informazioni e la selezione che dobbiamo fare probabilmente salirà a livelli talmente alti che inevitabilmente perderemo pezzi per strada. Lo stiamo già facendo.

Selezione naturale, dirà qualcuno. Certo.

Cosa trionfa in tutto questo casino? La semplicità. Solo che scrivere semplice non basta più. Riassumere tutto in 140 caratteri non è sufficiente se a farlo sono milioni di persone.

E allora? Cosa succederà? Trionferanno le immagini. Almeno questa è la mia profezia. :)

Al momento sono la cosa più facile da leggere per il nostro cervello. Questo spiegherebbe il recente successo di Pinterest e di Instagram. Due social network che si basano sulle foto. E poco di più.

Avevamo bisogno di altri social network? Penso proprio di no, canali per comunicare le emozioni ce ne sono. Hai voglia se ce ne sono.

E allora perché tano successo? Perché con una foto possiamo raccontare tutto. Ruba pochi istanti, non è noiosa, emoziona e coinvolge anche chi non ha voglia di leggere.

Questo farà emergere un’ulteriore difficoltà per gli addetti della comunicazione. “La capacità di sintesi”. Una singola foto dovrà saper comunicare tutto, essere convincente e magari produrre anche engagement. :)

Immagine: https://www.flickr.com/photos/lookupinwonder/5293349632/i

Autore: Stefano Guerra

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