10 risposte sul Web 2.0

Per stimolare la viralità del dibattito, riporto le 10 domande sul Web 2.0 che l’amico Giorgio ha postato con tanta provocazione sul blog di Marketingarena.it:

  • Cosa intendiamo per web 2.0 al servizio delle imprese?

Bella domanda, potrebbe essere il titolo di un libro tanto è vasta la risposta. Io ci ho scritto una tesi di 300 pagine  sull’argomento :-). Mettiamola così, il Web 2.0 può effettivamente ridurre i costi (ad esempio aumentando la velocità degli scambi informativi, ovvero aumentando l’efficienza), ma può anche aumentare i ricavi (ad esempio, dal basso potrebbe venire un’idea vincente o i social network potrebbero essere utilizzati come canale di vendita). Dobbiamo immaginare il Web 2.0 soprattutto nel contesto del marketing di consumo, ma non solo. Pensiamo ad esempio ai benefici di un marketing interno strutturato in quest’ottica (Wiki aziendale? Comunità interna?). Per non parlare delle PMI, che possono sfruttare strumenti di promozione molto potenti a prezzi di accesso molto bassi. Ma le applicazioni a livello di business, come detto, sono davvero tante.

  • Il web 2.0 è un mezzo o un fine?

Il Web 2.0 è una cassetta di strumenti. Quindi un mezzo. Ovvio che se dai in mano a me una cassetta da idraulico, probabilmente al massimo la potrò usare come (solido) ferma porte. E questo a prescindere dalla qualità degli strumenti. In sostanza, bisogna saperlo usare. Requisiti fondamentali: approccio open minded, apertura all’innovazione, creatività.

  • Quali sono gli obiettivi perseguibili con strategie di web 2.0? E quali sono quelli in cui il web 2.0 “calza a pennello”?

Obiettivi perseguibili con il Web 2.0… anche in questo caso la risposta non è tanto riassumibile in poche righe. Dipende. Prima di tutto ci mettiamo in gioco, ci mettiamo la faccia come si dice. Per cui direi che il primo obiettivo è creare un dialogo con il nostro cliente. Dopo di ché, si può parlare di brand awareness, di strategie di vendita, di co-marketing con i consumatori, di creazione di comunità, e di molte altre cose. Ma tutto parte dal dialogo. Quello è il primo obiettivo da raggiungere.

  • Il blogging aziendale è morto? Perché i blog hanno una penetrazione così bassa e un tasso di aggiornamento irrisorio rispetto al numero di blog aperti?

Stare dietro a un blog è faticoso. Che sia personale, che sia corporate. Che ci piaccia scrivere o meno. Servono costanza e, soprattutto, idee. L’enfasi da start up dopo un po’ svanisce e il blog rischia di diventare un macigno da portarsi dietro. Ecco probabilmente il perchè di questi numeri. Nello specifico, il blogging aziendale non è morto. Ce ne sono che funzionano benissimo, altri meno. È un canale di comunicazione potentissimo, perchè diretto all’obiettivo. Certo ha avuto un periodo in cui andava particolarmente di moda, ma questo non significa metterci una croce sopra. Chiudere o aprire è una strategia di comunicazione. L’importante è non “scriversi addosso”, bisogna dare un valore aggiunto a chi ci legge.

  • Perché il web 2.0 fa tanto rumore ma non incide pesantemente sui fatturati delle aziende? E’ davvero cosi?

Beh… che non incide sui fatturati è tutto da vedere. Spesso viene venduto principalmente in termini di brand awareness. Ma vallo a dire a Dell che non incide sui fatturati, che solo con Twitter ha guadagnato diversi milioni di dollari. Dipende dalla strategia. Se è una strategia di comunicazione, il ritorno sarà meno misurabile nel breve periodo. Ma in altri casi non è così scontato.

  • Si può fare web 2.0 nel B2B?

Si può indubbiamente fare Web 2.0 nel B2B, solo in modo diverso dal B2C. Come è ovvio che sia. Possiamo usare gli strumenti ad esempio per creare reti solide, comunità, lavorare sull’efficienza e sulla velocità di trasmissione. Possiamo pensare all’uso di questi mezzi per condividere idee, progetti e chi più ne ha più ne metta.

  • Esistono settori, prodotti e servizi per cui il web 2.0 è più o meno indicato?

Ovvio che nel mondo il cui il nostro prodotto ha una forte componente di conoscenza il Web 2.0 può diventare un ottimo strumento. Altrettanto facile potrebbe essere laddove esista un particolare appeal da parte del consumatore verso quello specifico prodotto. Ma la sfida è andare oltre. Portare l’innovazione dove non c’è.

  • Pensando al web marketing, ma anche al marketing in generale, il web 2.0 è tra le killer app del futuro o è comunque destinato a giocare un ruolo sempre e solo di “amplificatore di altre attività”? Pensiamo ad esempio ad un confronto con leve come il prodotto e la distribuzione..

Anche in questo caso la risposta è vasta e complessa. Diciamo che dipende dal settore e da chi la utilizzerà. In certi mondi il vecchio marketing è morto, usare le vecchie care 4 leve significa rischiare di non evolversi e di finire sotto terra. In altri casi queste funzionano benissimo e il Web 2.0 potrebbe avere un cliente potenziale ma non realmente ancora pronto ad accogliere l’innovazione. Internet ha cambiato tutto, e continuerà a molti portare altri cambiamenti, ne sono sicuro.

  • Qual è il caso aziendale che ti sentiresti di indicare come “manifesto” del web 2.0?

Ci sono tantissimi bei casi. Un manifesto non lo saprei nemmeno più indicare. Niente male sono Lago, Diesel, Dell, Ducati… a me piace tanto Mulino Bianco. La comunità sta crescendo bene, c’è dialogo tra azienda e consumatore.

  • Come sarà e a chi servirà il web 2.0 del futuro?

Boh. Credo sia la migliore risposta che si possa dare :-). Il Web ora è in mano agli utenti ed è sempre più democratico. La strada sembra essere quella. Ma parlare di futuro nel Web significa fare previsioni inutili. Per ora vedo tanto social, tanto mobile. Queste le tendenze più delineate, per il resto staremo a vedere.

Fine :-)

Immagine: https://www.flickr.com/photos/oberazzi/318947873/

Autore: Stefano Guerra

2 pensieri riguardo “10 risposte sul Web 2.0

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *